Piazza Venezia.

 

 

 

 

 

 

Nel passato la piazza era molto più modesta, divisa in due piazzette da Palazzetto Venezia. La piazza davanti a Palazzo Venezia collegava la via Papalis dal Vaticano al Laterano con la via Lata (oggi via del corso), che da Porta Flaminia portava al centro della città. Sulla piazza, al posto dell'odierno palazzo delle Assicurazioni, si trovava la bottega d'arte di Michelangelo.

 

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La decisione di costruire, sul fianco del Campidoglio il monumento a Vittorio Emanuele II provocò la distruzione della piazza papale per dare vita al nuovo centro politico-morale della nuova Italia. La nuova sistemazione, frutto di demolizioni e ricostruzioni, riflette la nuova ideologia di grandiosità e la volontà di creare il mito della "terza Roma" sui resti della Roma imperiale e di quella papale. Opposto alla facciata di Palazzo Venezia sorge il moderno Palazzo delle Assicurazioni che imita specularmente le forme del celebre dirimpettaio.

 

 

Sul lato nord all'angolo con il Corso è invece il secentesco Palazzo Bonaparte, che prende il nome dalla madre di Napoleone, che dopo la caduta dell'imperatore vi soggiornò fino alla morte nel 1836. Ancora perfettamente conservato è il balconcino con chiusine verdi dal quale la vecchia signora spiava i passanti senza essere vista. Nel periodo natalizio al centro della piazza viene posto il coloratissimo albero di Natale che fa da pendant a quello del Vaticano in piazza San Pietro e che rende ancora più gradevoli le grandi aiole perennemente in fiore.

 

passaparola

 

All'inizio degli anni Trenta del Novecento matura, all'interno della cultura del Regime fascista, un interesse per il potenziale divulgativo e propagandistico della tecnica fotografica e cinematografica. Nasce in questi anni l'Istituto Luce con il compito di realizzare servizi fotografici e di raccogliere gli archivi di cronaca, mentre viene affidata a un gruppo di fotografi professionisti attivi a Roma la ripresa delle operazioni di demolizione.

 

 

Le varie migliaia di immagini così realizzate e tuttora conservate in più di novanta album nell'Archivio Fotografico Comunale, non costituiscono in realtà una documentazione capillare e scientifica sui siti e i monumenti, ma rappresentano uno straordinario documento storico. Nel caos di muri frammentari, tra cumuli di mattoni e calcinacci, emergono i ritratti degli abitanti costretti ad abbandonare le loro case o degli operai, appoggiati ai pesanti strumenti di lavoro.

 

In questo modo l'obiettivo fissa inconsapevolmente un inventario di momenti drammatici, un vero e proprio commento antiretorico alla propaganda di regime ed elabora un linguaggio formale basato sulla nozione di verità (Nella foto qui di fianco Scavi a Giulio Romano e demolizioni a via Giulio Romano con casa romana e, sullo sfondo, il Vittoriano - 1934).

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